Da “Clara” – Quadro I: “Ali” [1 parte] – Chiara Prezzavento

Da Clara – Quadro I: “Ali”

 

Settembre 1926. Salotto di una suite del St. Anthony Hotel, a San Antonio – Texas. A sinistra un passaggio verso l’ingresso, a destra un arco decorato conduce al resto dell’appartamento. Tavolini habillé, divani di cuoio nero, e gran tendaggi cercano di combinare uno stile spagnoleggiante ai dettami dell’ultima moda in fatto di lusso, con risultati discutibili. Il profluvio di mazzi, cesti e ciotole di fiori disposti su tutte le superfici piane (compreso il pavimento) non fa nulla per alleviare un certo qual senso di sovraffollamento.

 

Si bussa furiosamente alla porta di sn. Una giovanissima cameriera in uniforme schizza attraverso la scena, cercando di assestarsi la crestina bianca sulla testa, ed esce a sn per aprire la porta. Un istante più tardi rientra inseguendo Clara Bow che irrompe tempestosamente in scena. A ventidue anni, Clara è un piccolo fuoco d’artificio dagli enormi occhi castani e furibondi, e dalle labbra molto truccate.

 

CLARA – E che cacchio, Dotty!

 

DOTTY (pigola, ad occhi sgranati e adoranti) – Scusi Miss Bow. Buonasera, Miss Bow. Stavo…

 

CLARA (si strappa lo spolverino e lo caccia con malagrazia in mano a Dotty) – Sorridi, Clara! – (calcia via una scarpa) – Che ci vuole, Clara! – (via la seconda scarpa) – Fai uno sforzettino, Clara: su gli angoli della bocca! – (si leva il cappellino, rivelando un caschetto di capelli rosso fiamma, e lo scaraventa in un cesto di fiori) – Deficiente! – (Si getta a sedere sul divano. L’occhio le cade sulla semi-atterrita Dotty e si raddolcisce appena) – Mica tu, Dotty. Non farmi quegli occhioni da vitello.

 

DOTTY – Sì, Miss Bow. No, Miss Bow.

 

(Non vista, una donna di mezza età dall’aria matronale e placida si affaccia da dx, con degli abiti sul braccio e un nastro da sarta al collo. È Beulah, sarta/governante/cane da guardia di Clara)

 

CLARA – E che cacchio! Miss Bow, Miss Bow, Miss Bow… ti viene mal di pancia a chiamarmi Clara?

 

BEULAH – Guai a te se ti ci pesco, Dotty! – (a Clara) – Con chi ce l’hai, stavolta, Pasticcino?

 

CLARA – Beulah, dici che lo posso ammazzare, un fotografo?

 

BEULAH (scrolla una spalla) – Tutta pubblicità. Già mi vedo i titoloni: “Stella del cinema spara a fotografo sul set.” È di un giornale importante, almeno?

 

CLARA (ride suo malgrado) – Macché giornale! Un cretino della produzione, per le foto pubblicitarie, sai. Viene, ci fa mettere in ghingheri, uniformi e tutto, e poi ci piazza lì: Buddy di qua, Dick di là, e io in mezzo. E poi, “sorridete!”, fa. E quei due scimuniti sorridono come… come… ah! A loro due, dovevo sparare!

 

BEULAH – E che male c’è? Sorridevo anch’io, al posto loro! Due signor nessuno che fanno un film con Clara Bow!

 

CLARA – C’è che è tutto sbagliato! Che razza di foto è, con me che faccio Mary Preston e loro tutti Dick-e-Buddy-che-fanno-un-film? Gliel’ho detto, e anche al fotografo, ma niente da fare! Sorridi, Clara, non è difficile!

 

BEULAH – Non prendertela, Pasticcino, tanto in foto sei sempre uno schianto. – (viene ad appoggiare sul divano una gonna a quadri e una camicetta.)

 

CLARA – Hm. Fortuna che ci sei tu, Beulah. – (occhieggia dubbiosamente gli abiti) – È roba mia, quella?

 

BEULAH – Per la scena che girate domani. L’ho fatta mandare su dalla sartoria, perché quelle ragazze dei costumi non hanno idea, ma mi sa che qui c’è poco da fare. –  (Clara fa una smorfia) – Prova un po’.

 

CLARA (comincia a svestirsi, aiutata da Dotty) – Fatti mandare su anche l’uniforme, già che ci sei. Facci qualcosa. – (rimasta in sottoveste, si contempla la vita con le mani sui fianchi) – Ci voglio una cintura, bella strizzata qui. E non m’importa un fico secco se le ausiliarie non la portavano.

 

BEULAH – Peggio per le ausiliarie, Pasticcino. Lascia fare a me. Su le braccia… – (Clara esegue, e Beulah le infila la camicetta) – Prendi lo specchio, Dotty.

 

DOTTY (timidamente, avvicinando un grosso specchio a figura intera) – Ha visto i fiori, Miss? Cinque mazzi e due cesti, oggi.

 

CLARA (mentre Beulah le infila la gonna da sopra la testa) – Fammi indovinare: Dick, Buddy, Coop, Scribacchino Saunders, l’ufficiale pilota dell’Ohio, Charlie dell’altro film… – (si vede nello specchio) – Oh!

 

DOTTY (adorante) – Com’è bella, Miss!

 

CLARA (scuote rabbiosamente la gonna, un arnese ampio e lungo fino a metà polpaccio) – Cacchio, Dotty, ma non ce li hai gli occhi? Sembro mia nonna!

 

BEULAH – Sembri una scolaretta, ma non vuol mica dire che non puoi mostrare un po’ di gambe.

 

CLARA – E come no? Mentre saltello come un capriolo intorno a quell’automobile? Aspetta. – (afferra Dotty per un braccio e la trascina verso il tavolino da caffè) – Dotty, infilati là sotto e fai Buddy.

 

DOTTY – Io? Io faccio Mr. Rogers? Ma Miss…

 

CLARA – Fingi di riparare la macchina, mettitici sotto. – (Dotty esegue goffamente) – Sotto, pastafrolla! – (indietreggia fino all’arco)

 

DOTTY (sotto il tavolino) – La crestina…

 

CLARA – Io arrivo, – (si avvicina saltellando e facendo danzare la gonna) – Si vede qualcosa, Beulah?

 

BEULAH – Giusto un po’ di polpaccio. 

 

CLARA – Sta’ a vedere, allora. Mi guardo in giro… – (si pianta a gambe larghe e mani sui fianchi, e si gira a destra e sinistra con abbastanza energia da sollevare l’orlo della gonna) – Adesso?

 

BEULAH – Niente.

 

DOTTY (sotto il tavolino) – Mi si stropiccia tutta l’uniforme, Miss…

 

[continua…]

 

 

Chiara Prezzavento

http://senzaerroridistumpa.myblog.it

www.chiaraprezzavento.com

Twitter: @laClarina

Da “Clara” – Quadro I: “Ali” [1 parte] – Chiara Prezzaventoultima modifica: 2015-09-02T15:00:51+00:00da arteletteratura
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