Da “Clara” – Quadro I: “Ali” [2 parte] – Chiara Prezzavento

[…]

CLARA – Sta’ zitta, Dotty! All’improvviso, vedo Jack sotto la macchina. – (rivolta a una cinepresa immaginaria, solleva le mani in un gesto di sorpresa e s’illumina in viso) – Jack! Poi corro verso la macchina e mi ci appoggio per parlare con lui che è sotto. Così. – (si appoggia al tavolino con entrambe le mani, col posteriore tanto in aria quanto si può) – Così. – (Si dondola di qua e di là) – E così! – (solleva una gamba all’indietro) – Meglio?

 

BEULAH – Didietro bello in vista, gambe neanche l’ombra. Come avere addosso una campana.

 

CLARA (con un’esclamazione di disgusto si lascia cadere a sedere sul tavolino) – E il resto della scena è anche peggio! Vieni fuori di lì, Dotty.

 

DOTTY (emerge da sotto il tavolino) – È almeno una scena con un bacio, Miss?

 

CLARA – Macché! Sta’ sicura che in Ali, di baci ne vedo pochini. Tutto aerei, guerra, battaglie, e un uomo che sembra un ragazzino del liceo.

 

DOTTY – È così carino Mr. Rogers!

 

CLARA – Sì, Buon-Ragazzo-Buddy-Rogers! Mi fosse capitato Bel-Ragazzo-Dick-Arlen, almeno. – (Dotty dà in un gran sospiro sognante) – Oh, perché ho accettato questa parte, Beulah?

 

BEULAH – Perché ti danno tanti soldini, Pasticcino. E perché è di quei film che la gente si fa quattro isolati di fila per vederli.

 

CLARA – BÈ, non è di quei film che faccio io. Io sono La Ragazza Wow, non una verginella che guida le ambulanze! Vero, Dotty?

 

DOTTY (prende il coraggio a quattro mani) – Per me, lei è tutto quello che vuole, Miss. Anche la ragazza della porta accanto, perché no? Una stella come lei sa fare tutto.

 

CLARA (scoppia a ridere) – Oh Dio, devo proprio darti un aumento, Dotty! Sei meglio del gas del dentista per tirare su una poveretta. Scommetto che… – (si ferma, colpita da un pensiero) – Che cos’hai detto?

 

DOTTY – Che cosa ho detto?

 

CLARA – La ragazza della porta accanto!

 

DOTTY – Sì, è perché…

 

CLARA – Che arriva dal giardino accanto! Vieni qui, e anche tu Beulah. – (prende una sedia e la trascina dietro il divano) – Tenete fermo questo affare, non voglio rompermi una gamba. – (Beulah si siede su un bracciolo del divano, Dotty si appoggia con tutto il suo peso sull’altro) – Io sono in giardino e sento martellare. Allora corro alla staccionata, guardo di qua… – (sale in ginocchio sulla sedia e ripete la scena di sorpresa e letizia) – Jack! E mi arrampico… – (si arrampica sullo schienale del divano mostrando una generosa porzione di gambe) – E cosa vedete?

 

DOTTY e BEULAH – Gambe! 

 

CLARA (scivola a sedere sul divano) – E che ci voleva? Solo che me lo lascino fare…

 

BEULAH – Certo che te lo lasciano fare! Sei tu la stella del film, e se tu vuoi qualcosa te lo devono dare di corsa.

 

CLARA – Sì, come no?

 

BEULAH – Tu non sai farti valere, Pasticcino. Tu non sai quello che ti è dovuto. Io lo dico sempre: se non ci fossi io a badare a te…

 

(Si bussa alla porta)

 

CLARA – Oh, cacchio! Vieni, Beulah, aiutami a cambiarmi. Apri, Dotty. – (fa per scappare attraverso l’arco) – Scarpe! – (recupera le scarpe da sotto mobili diversi e scompare).

 

(Dotty va ad aprire la porta e fa entrare William Wellman, il regista di Ali, fresco da una giornataccia sul set. Wellman è un brusco giovanotto sulla trentina, con una testa disordinata di ricci scuri, vestito come si vestivano i cineasti del tempo: giacca e pullover sopra pantaloni e stivali da equitazione)

 

DOTTY – Buonasera, Mr. Wellman.

 

WELLMAN – Ciao, Dotty. Lo vuoi un buon consiglio? Se ti venisse mai voglia di fare la regista, piuttosto buttati dal sesto piano.

 

DOTTY – Sì, Mr. Wellman. Si accomodi, Mr. Wellman. – (con l’aria di chi si sforza di ricordare qualcosa) – Vuole attendere? Sento se Miss Bow è in casa. – (esce)

 

WELLMAN (le grida dietro) – Quella va bene per il telefono, Dotty, non quando la gente è già piantata in salotto. –  (scuote la testa, si siede sul divano e contempla con aria disgustata l’abbondanza di fiori. Quando nota il cappellino di Clara nel cesto, lo pesca con due dita e lo lascia cadere sul tavolino) – Andiamo bene!

 

CLARA (entra con aria felina) – Ehi, Bill!

 

WELLMAN – Ehi, Clara.

 

CLARA – Insegni le smorfie alla mia cameriera?

 

WELLMAN – Non capisce granché, ma almeno dà ascolto. Meglio di tante attrici che conosco.

 

CLARA – Ha ha. Perché non la prendi al mio posto? Più brava-ragazza di così si muore.

 

WELLMAN – Non tentarmi, Clara. Magari lei non cava gli occhi ai fotografi.

 

CLARA – È venuto a piangere da te? Brutto cretino!

 

WELLMAN – Non c’era bisogno, tesoro: strillavi talmente forte che ti sentivamo dal campo aereo. Lo vedi perché preferisco lavorare con gli uomini? I ragazzi non hanno fatto tante storie, loro.

 

CLARA – Buoni, quelli! Il primo che passa dice “sorridete” e loro si slogano la mascella!

 

WELLMAN – Sì, è una qualità che rende più facile la vita del regista.

 

CLARA – Cavolate! Va tutto benone se quello che dà gli ordini sa il suo mestiere, ma cosa fai quando arriva un deficiente? Lo devi sentire tu quello che va e quello che non va, sennò sei solo una scimmia ammaestrata.

 

WELLMAN – Ah sì? E tu cosa ne sai?

 

CLARA – Un bel niente, e non faccio neanche finta. Però certe cose le sento dentro, e ti dico che la foto fa schifo, perché è andata a finire che non siamo né i personaggi né gli attori, non è una scena del film e non siamo noi tre sul set. È una schifezza e basta.

 

WELLMAN – E a te non è saltato per la testa di sorridere, vero? Voglio dire, visto che gli altri sorridevano, visto che non era in carattere, almeno poteva essere buona pubblicità, invece di una schifezza.

 

CLARA – E allora, perché ci hanno fatto mettere in costume? E in posa così? Quello era Mary-Jack-e-David. Se volevano Clara-Buddy-e-Dick, dovevano metterci a un tavolino con i copioni e il caffè e…

 

WELLMAN (si prende la testa tra le mani) – Signore, dammi la pazienza. Vuoi il mio posto, Clara? Vuoi dirigerla tu, questa gabbia di matti, per duecento dollari la settimana? Vuoi decidere le foto, mangiarti il fegato, tenere buono l’Esercito, tenere buona l’Aviazione, spremere un centesimo dopo l’altro dai produttori e magari, se trovi il tempo, girare anche il film?

 

CLARA (ride) – Scampi e liberi!

 

WELLMAN – Ecco. E allora fai la brava ragazza, fai quello che ti si dice e non crearmi più guai di quelli che ho già.

 

CLARA – Sta’ a vedere che sono io che ti metto in croce, adesso! Solo perché ne ho dette quattro a un fotografo cretino?

 

WELLMAN – No, Clara, non per quello. Però, vedi, se evitassi di lamentarti di Rogers con quelle galline di truccatrici e parrucchiere…

 

CLARA – Non mi sono lamentata! È che Buddy è tanto caro, ma girare le scene d’amore con lui… cacchio, mi sembra di far la corte al mio cuginetto! Per dire, Dick è già tutta un’altra faccenda. Dick lo vedi subito che è un uomo.

 

[continua…]

 

 

Chiara Prezzavento

http://senzaerroridistumpa.myblog.it  

www.chiaraprezzavento.com

Twitter: @laClarina

Da “Clara” – Quadro I: “Ali” [2 parte] – Chiara Prezzaventoultima modifica: 2015-09-15T15:00:06+00:00da arteletteratura
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento